Pagare o non pagare i figli per i lavoretti domestici? Secondo un articolo del Wall Street Journal su dati American Express, se al quesito non esiste risposta univoca, è certo però che i minori i lavoretti li fanno. Dai 6 ai 17 anni, l’89% è impegnato in attività estive, e nel 71% dei casi è pagato per ciò che fa: in media, circa 55 dollari al mese, che salgono a 69 se si considera la fascia tra i 13 e i 17 anni. Ci sono anche dati specifici sulle incombenze domestiche: il bucato con la lavatrice rende 25 dollari al mese (sempre dato medio) e quasi uno su due lo fa, il 49%; l’erba la falcia il 23% dei ragazzi (per 29 dollari al mese); stessa percentuale del 23% per il lavaggio dell’auto di papà e mamma (12 dollari la paga mensile); il 19% semina in giardino in cambio di 27 dollari; e ancora il 19% lava i vetri di casa o dipinge i muri per 11 dollari. Tutti gli altri lavoretti, dal lavare i piatti ad accudire cani e gatti, dal passare la lucidatrice a buttare l’immondizia rendono 19 dollari al mese all’esercito di bambini arruolati, il 60% del totale.

Ma per tornare al dilemma di fondo della domanda iniziale, è interessante leggere le risposte date da due esperti del campo, intervistati dal quotidiano: Neale Godfrey, fondatrice del Children’s Financial Network, che promuove educazione finanziaria infantile, e Jon Gallo, cofondatore della Gallo Consulting, specializzata nella consulenza finanziaria alle famiglie. Per Neale, chi non lavora non deve avere la paghetta, mentre per Jon tra paghetta e lavori non ci deve sempre essere un nesso diretto. Nel nostro libro Figli & Soldi, d’accordo con Gallo, avevamo risolto la questione esprimendoci a favore della tesi della non necessaria corrispondenza tra lavoretti famigliari e paghetta. Ma il dibattito, come si vede, è apertissimo, e invitiamo i genitori con figli piccoli alla lettura completa dell’articolo che riporta bene i pro e i contro. Ognuno troverà argomenti a sostegno della propria tesi, se ne ha già una. Se è nel dubbio, potrà soppesare la forza delle due tesi opposte così come sono rappresentate dai due esperti. La conclusione (nostra) è che forse la soluzione unica e magica al dilemma non esiste, ma che il ragionare per cercarla dà almeno la certezza dell’importanza dell’educazione economica, e prima ancora della pratica di un sano dialogo, in casa, tra i genitori e i figli sul tema del denaro. Riportiamo, come assaggio, due frasi-chiave delle diverse filosofie.

Neale Godfrey: “La paghetta deve basarsi sui lavoretti perché è importante insegnare a un bambino le conseguenze naturali del denaro, che significa che la sola via per avere dei soldi è guadagnarli: non c’è nella vita un programma che assicura un diritto ad avere del denaro”.

Jon Gallo: “Paghetta e lavori di casa hanno due scopi differenti. La paghetta aiuta i bambini a imparare a maneggiare il denaro e a controllare il bisogno di gratificazioni istantanee. I lavori domestici aiutano a sviluppare una etica del lavoro e a dare soddisfazioni interiori. Pagare per lavori extra (Gallo divide i lavori in quelli da fare in quanto membri della famiglia e quelli per compiti per i quali i genitori altrimenti pagherebbero un esterno, come lavare la macchina, che vanno retribuiti) manda il sano messaggio: lavoro duro e denaro vanno insieme”.

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